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Notizie di prima mano oppure raccolte alla rinfusa da Alberto Cari. Ogni tanto qualche commento o pensiero
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L’area archeologia di Otricoli, l’evento “Ocricolun AD 168” e il “cemento mentale”

Il 28 giugno scorso è apparso sul sito de ilFatto un pezzo titolato “Archeologia: Otricoli, tra abbandono e cemento”. Io - come pure penso sia accaduto a molti altri che conoscono, vivono e amano il territorio – sono rimasto basito. Cerco di argomentare il perché.

L’autore inizia citando il sito della Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Umbria che, a giusto titolo, spiega perché si stia parlando di una delle zone archeologiche più importanti dell’Umbria. Poi, però passa all’opera di “demolizione”, oggettiva e soggettiva de parco archeologico di Otricoli e di coloro che stanno prodigandosi per valorizzarlo. Il primo affondo è per la presunta difficoltà di trovarle, queste vestigia del passato, poiché mancherebbero: indicazioni stradali (falso) e informazioni su modalità e orari di visita. Chissà se il nostro ha provato a digitare su Google “Otricoli turismo”, magari se avesse fatto avrebbe trovato uno dei pochi e ben fatti portali tematici tra quelli dei comuni umbri (www.otricoliturismo.it).

Proseguendo nella disamina, poi, si passa alla sistemazione dei resti archeologici.

Per carità, sul fatto che alcune strutture cose siano precarie e che lo stato di parte dei resti sia “sofferente” chi può negarlo? Ma nel Paese che lascia crollare anche Pompei cosa ci si aspettava di trovare in un’area archeologia pure bella e importante ma sempre meno famosa di Roma?!

Segue quindi tutta una disamina (che ritengo non di rilievo in questa sede) su atti ammnistrativi, finanziamenti, opere realizzate ecc. Su questi aspetti, evidentemente, si potrebbe disquisire e sono anzi certo che alcune scelte saranno state discutibili, alcune opere non saranno state fatte a regola d’arte ecc. Comunque nel complesso non credo che la situazione sia tale, come invece l’autore sembra tra le righe voler suggerire, da ritenere che gli investimenti fatti siano stati del tutto inutili, forsanche addirittura sbagliati.

Invece l’unica informazione, tra quelle citate dall’articolista, che mi sembra pertinente per il discorso che voglio fare è quella riferita al “Progetto di alorizzazione dell’area archeologica dell’antica via Flaminia”, finanziato dal Ministero per i Beni Culturali e gestito dalla ARCUS. Progetto che comprende anche la zona archeologica di Carsulae (Comune di Terni) ed il Ponte di Augusto a Narni.

Ora, secondo me il punto, al di là delle esagerazioni – delle invenzioni, anche - e delle inutili illazioni che pezzi come questo contengono (ad esempio il “cemento” del titolo, che poi nel testo non si ritrova..) è che Il tema dei beni archeologici della loro legittime esigenza di tutela è da troppi anni preda di visioni ideologiche e snobistiche. Intendo riferirmi a quelle posizioni ipergarantiste, proprie di molti studiosi della materia e burocrati del ramo, che tendono parossisticamente ad evidenziare, ben oltre la realtà, i danni causati dallo “sfruttamento”, soprattutto se a fini di promozione turistica e peggio che peggio se messi in atto da soggetti privati.

Sia detto per inciso: personalmente non mi sogno nemmeno di mettere in discussione l’esigenza di preservare bene riconosciuti degni di tutela sotto

il profilo storico, archeologico, paesaggistico e architettonico. Tuttavia, credo, non si possono più neanche accettate le posizioni pregiudiziali spesso assunte dalle amministrazioni preposte alla tutela o da autoproclamati loro epigoni. Tornando così al caso in esame, ritengo che la chiave di lettura risieda proprio nella comprensione dei recenti sviluppi ed in particolare della creazione del progetto di valorizzazione denominato “Antica Via Flaminia” (www.anticaviaflaminia.it) che nasce proprio per incentivare la crescita integrata, soprattutto a fini turistici, del territorio umbro compreso tra i comuni di Otricoli, Narni e Terni.

 Questo progetto, in effetti, mira alla realizzazione di un “parco archeologico diffuso”, sebbene composto da tre aree distinte (Ocricolum, Carsulae e il ponte d’Augusto di Narni) ma integrate per formare un percorso pluridisciplinare e multitematico proprio lungo il percorso dell’antica via Flaminia. E non è un caso che il Comune capofila sia Otricoli e che lì sia avvenuta la presentazione ufficiale (il 18 maggio 2013), nel corso della prima edizione

dell’evento “Ocriculum A.D. 168”, ovvero il più riuscito esempio di divulgazione non dotta ed accademica del patrimonio storico archeologico, mirata invece ad una conoscenza ampia e diffusa, quindi non più soltanto riservata ad un pubblico ristretto e specialistico.

È questa infatti la premessa giusta ed il passo in avanti concreto, dopo anni di convegni scientifici e pubblicazioni a ristretta circolazione accademica, per una fruizione rivolta ad una vasta platea di partecipanti attratti dall’animazione, dalle ricostruzioni storiche, dagli eventi ludico - folkloristici, dagli spettacoli teatrali e musicali, dalle attività ricreative e dall’enogastronomia. Il tutto, ovviamente, senza trascurare le necessarie azioni formative e promozionali, a partire da quelle rivolte agli operatori del settore turistico ricettive, della ristorazione e del commercio, nonché gli aspetti didattico-educativi per i bambini ed i ragazzi delle scuole. Frattanto, in questo modo, si sta cominciando effettivamente, ad attuare ciò che occorre e che ad esempio si legge nel sito di “Antica Via Flaminia”:

«Un progetto che ha lo scopo di rilanciare il turismo nell’area e di proporre in modo efficace ed accattivante i tesori archeologici, storici, culturali, tradizionali, paesaggistici, enogastronomici e naturali di un’area forse poco conosciuta ma sicuramente ricca di spunti. Oggi dell’antica via Flaminia restano cospicue tracce archeologiche, alcune visibili, come a Carsulae o ad Otricoli, altre invece celate dal tempo al di sotto del terreno e percepibili solo attraverso strumentazione apposita come il geo radar. L’aspetto più suggestivo e affascinante della via Flaminia, e di quasi tutte le vie consolari romane, è nella stratificazione visibile della successione degli eventi, dove tracce e simboli di mondi distanti tra loro nel tempo e nelle credenze religiose vivono, oggi, in perfetta simbiosi. Oggi, grazie all’archeologia, e ai reperti rinvenuti nei secoli e conservati nei musei o presenti ancora in situ, è possibile ricostruire l’evoluzione della via Flaminia e conoscere un pezzo della storia di Roma che è anche un pezzo della nostra storia».

Per cui in conclusione, cari amici di Otricoli, vi rinnovo i complimenti: non vi curate troppo dei detrattori afflitti da “cemento mentale” e andate avanti con il supporto dei molti che vi stimano!

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